Domenica 24 Maggio 2015 | Hugo Race + Mister Milk

hugo

Domenica 24 Maggio si conclude BANG! International Music Festival con il concerto di HUGO RACE.
Il cantante e musicista australiano è in tour per presentare le canzoni del nuovo capitolo del progetto Hugo Race and theTrue Spirit. Esce, infatti, il 29 maggio “The Spirit”, quindicesimo album del progetto nato a Berlino ormai 25 anni fa con Robin Casinader e Nick Barker.
Hugo Race lo invitiamo sempre quando presenta le sue nuove canzoni, poterlo vedere su un palco è un’esperienza irrinunciabile e, ogni volta, offre emozioni caldissime.

Ospite speciale della serata sarà MISTER MILK, fissa presenza nei nostri palinsesti perché vivo nei cuori e nell’anima di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ascoltarlo cantare. E poi aspettiamo sempre che ci regali qualche nuovo gioello da portare a casa e custodire nel posto giusto.

La musica sarà cura di Toto, a partire dalle ore 20,00 e poi, nell’aftershow, fino a tarda notte. Si balla!

Si paga € 5,00 (soci Arci) e la musica è bellissima. :-)

Mumble Rumble
Associazione Satori

YO!!!

Biografie e recensioni:

HUGO RACE
(da Melbourne, Australia) è un cantante, autore e produttore di fama internazionale. Membro fondatore dei Bad Seeds di Nick Cave (con cui ha girato il mondo e suonato in cinque album) e della cult-band The Wreckery (riunitasi nel 2008 in occasione di un tour nazionale e di un album retrospettivo), Race è approdato in Europa sul finire degli anni ’80 e qui ha dato vita ai True Spirit.

Hugo Race entra a far parte della scena musicale di Melbourne, nel 1980, con la sua band: Plays With Marionettes.

Aggressivi, no-wave e noise, i Plays With Marionettes furono ben accolti nei locali del circuito, dove già primeggiavano The Birthday Party e The Saints.

La band pubblichò due singoli rilevanti: Kitchen Kopf ed Hellbelly, prima di sciogliersi nel 1984, quando Hugo Race si unì ai Bad Seeds per il leggendario “Man Or Myth? tour”, per poi restare per il disco d’esordio di Nick Cave, From Her To Eternity.

Al tour della band, nel 1984, si unì anche un altro veterano della musica australiana: Edward Clayton-Jones, la cui band, i The Fabulous Marquises, aveva incrociato i passi con i Plays With Marionettes, nei primi anni 80.

Mentre erano in tour in europa, con Clayton-Jones che rimpiazzava Blixa, Hugo ed Edward posero le basi per una nuova band, i The Wreckery, che nacquero nel 1985, aggiungendo all’organo Charles Todd, al basso Tadeusz O’Biegly e l’ex compagno di band di Race, Robin Casinader, alla batteria.

Agli inizi del 1985 i The Wreckery si ritrovarono in studio per dar vita al loro primo lavoro, un mini-album dal titolo I Think This Town Is Nervous, pubblicato dall’etichetta Hot. Nel 1987 gli farà seguito un nuovo mini-album, Yeh My People, nato mentre Hugo Race era impegnato con Nick Cave e John Hillcoat nella sceneggiatura del film Ghosts…Of The Civil Dead.

Ad agosto dello stesso anno uscirà il primo lp della band, Here At Pain’s Sinsistence, mentre nel 1988 sarà pubblicato il suo successore, Laying Down Low, ultimo album prima dell’addio di Clayton-Jones che sarà seguito poco dopo dallo stesso Race.

Dopo lo scioglimento dei The Wreckery, Race si sposta a Berlino dove fondò la band Hugo Race & The True Spirit assieme a Robin Casinader e Nick Barker.
La band ha pubblicato numerosi album, collezionando anche tour di successo che, spesso, hanno visto ospiti speciali salire sul palco, come ad esempio Mick Harvey o membri dei Die Haut e degli Einsturzende Neubauten.

Oltre ai The True Spirits, Hugo Race, ha messo su anche una prolifica carriera solista, che lo ha portato spesso in Italia, stringendo collaborazioni con diversi artisti nostrani, come con Marta Collica e Davide Mahony nel progetto Sepiatone e con i Fatalists nel progetto omonimo messo su con Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli della band romagnola Sacri Cuori. Nel frattempo, avvia un altro progetto collaborativo con i Sacri Cuori, ed insieme a Hugo diventano Hugo Race Fatalists, due album ed un EP pubblicati con loro, in cui le atmosfere più psichedeliche che si respirano nei pezzi dei True Spirit lasciano spazio a digressioni blues.

Sempre alla ricerca di un sound mai sentito prima, nel 2007 avvia con Chris Eckman e Chris Brokaw il progetto Dirtmusic (desert blues), nato e sviluppato in Mali con la preziosa collaborazione di musicisti maliani del calibro di Samba Tourè.

LDO – Long Distance Operators – è un nuovissimo progetto avviato con la violinista belga Catherine Graindorge: un album verrà pubblicato entro 2015.

Song With Other Strangers invece, è un progetto che lo vede in line up con Cesare Basile, Marta Collica, John Parish, Manuel Agnelli, tra gli altri.
Sono davvero molti i progetti in cui Hugo è impegnato come musicista, produttore, attore…

Le sonorità proposte da Hugo insieme alla poetica visionaria dei suoi testi, accompagnano il suo pubblico in un viaggio mai prevedibile, sempre assolutamente estasiante.

MISTER MILK
“Folkster campano e barbuto, voce appesa a un filo, esordio affidato a dodici brani voce e chitarra acustica. Mr. Milk sembra una via di mezzo tra Nick Drake, Will Oldham e Bob Corn, perso com’è in una musica fragilissima e che più introspettiva non si potrebbe. Un pianoforte in Cardinal Legs e il resto dei brani a rallentare il battito su qualche arpeggio e una vocalità accordata su desinenze jazz, immaginario nudo che gioca con l’innocenza del bianco, tiene gli occhi chiusi per concentrarsi sul cuore e riserva dediche ai figli che verranno.

Mr. Milk riesce a conquistarci con un misto di immediatezza e malinconiche melodie dal passo forbito, costringendoci a relegarlo nelle prime posizioni di quella scena nostrana minimal-folk in cui già rientrano artisti come Le-Li, Comaneci, Paolo Saporiti, Brown And The Leaves e il già citato Bob Corn. Il domani è ricco di interrogativi, ma per ora c’è un disco di cui essere ampiamente soddisfatti.”
Fabrizio Zampighi
http://sentireascoltare.com/recensioni/mr-milk-mr-milk/

“Faccia sconosciuta, uomo di poca presenza, moribondo ma in perfetta salute. Malato di sentimentalismi, sgualcito da attacchi di timidi romanticismi, arricchisce la sua funzione terrena con pillole di poesia. Questo è il suo primo album, ed è un esordio che avevamo tanto atteso.

Mentre l’ascolto scorre la testa si affolla di riferimenti più o meno audaci: moderni cantori barbuti (sembra facile citarne a decine ma difficile sottrarsi alla tentazione di chiamare in causa Will Oldham o Sam Beam), ombre pesanti (com’è ovvio che sia, Nick Drake ed Elliot Smith) e nuovi eredi della canzone d’autore (Bon Iver, Alexi Murdoch, Josè Gonzalez). Queste dodici canzoni scorrono cucite una all’altra senza la necessità di esplicite citazioni, preferendo restare vaghe e impersonali, consapevoli di condividere un patrimonio musicale notevole eppure discrete nella ricchezza di un silenzio che non ammette clamore: Mr. Milk è schivo, si ritrae in un angolo e racconta modesto la sua malattia d’amore.

Una chitarra ed una voce. Da “Calls&Letters” a “Surprises” a “Monster”, ogni traccia si colora di impalpabili sfumature. Evoca sensazioni ed in modo singolare si ritaglia spazi interiori di smisurata tenerezza. Una dimensione acustica sulla quale la voce calda si appoggia, nella narrazione costante di minimi espedienti di vita: situazioni di banale ordinarietà impreziosite da versi scarni e densi, che rendono principesco ogni dettaglio, che cercano poesia nelle cose che non ne hanno.

Un album che scorre in punta di piedi, fatto di sospiri e fotografie. Un (altro) gioiellino folk della nostra canzone, notturno, silenzioso e pieno di magia. E forse può sembrarti cosa da poco, raccontare a bassa voce versi quotidiani di spicciola poesia. Ma davanti tutto questo anche la tua razionalità arrossisce ed allarga le braccia.”
Alex Urso.
http://www.rockit.it/recensione/13562/mrmilk-st

“E’ impossibile non emozionarsi ascoltando l’album omonimo di Mr. Milk.

Quaranta minuti scarsi di viaggio introspettivo per deliziare gli ascoltatori con una dozzina di canzoni quasi sussurrate.

A tratti Mr. Milk sembra quasi abbia paura di disturbare, tanto lieve è il sussurrio nei brani, ma è proprio questo che rende ancora più particolare e affascinante la sua arte.

Calls And Letters introduce questo lavoro: 4 minuti di chitarra acustica e voce che incantano fin dal primo ascolto.

In un attimo ci si accorge quanto è volato il tempo ascoltando Mr. Milk, le emozioni aumentano e i brividi sono sempre in agguato, soprattutto con Goodbye Prisoner! uno dei brani più toccanti di questa opera prima.

Cardinal Legs, una delle punte di diamante vede sostituire la chitarra al pianoforte e Stupid Guy, brano capolavoro di quest’esordio.

Complimenti a Mr. Milk e a chi crede in questi talenti. Non perdetevi quest’album !”
Fabio Busi
http://www.rockshock.it/mr-milk-recensione-cd-omonimo/